Sempre nel già citato libro del caro Paco si suggerisce una maggiore attenzione commercial-markettara verso gli anziani in quanto fra una ventina d’anni gli over 65 saranno non solo una grossa fetta della popolazione, ma avranno anche discrete possibilità economiche. Si favoleggia di un esercito di sedie a rotelle motorizzate -magari logate BMW e con favolosi gadgets- che costringeranno ad allargare marciapiedi, ascensori, bagni; le luci e i colori nei grandi magazzini saranno diversi (l’occhio anziano tende a vedere più “buio” e con meno contrasto la realtà); tutto sarà scritto con caratteri più grandi; sugli abiti diminuiranno gancetti e bottoncini a favore di zip e velcro (oddio!) e così via. Ma Paco parla del mercato americano.
E qui da noi che succederà? Per curiosità sono andata a vedere sul sito Istat com’è suddivisa la popolazione italiana. I dati più recenti che ho trovato si riferiscono al 2005.
C’è una fascia che mi fa pensare. La MIA fascia. Dai 21 ai 40. Siamo il gruppo più numeroso! Per l’America tra 20 anni sarà “l’era del vecchietto”, noi magari ci metteremo un pò di più, ma cosa succederà quando questi 17 milioni di persone andranno in pensione? Adesso il tasso di occupazione in Italia è sul 44% e immagino che una buona parte di questo 44% sia composto da persone tra i 21 e i 40 anni. Se ora facciamo così fatica a mantenere il sistema pensionistico che dà il brodino agli attuali “4 gatti” vecchietti, come faranno i prossimi mocciosi nati a supportarci? Varie soluzioni mi vengono in mente… un altro boom di nascite? una fortissima immigrazione di gente che non verrà pagata in nero? un disastro naturale (o un’epidemia, un mega suicidio di massa, le cavallette) che decima la popolazione? una riforma seria anche se molto impopolare (ma soprattutto incancellabile dai governi successivi)? Io non la vedo rosea… mi sa che qui non ci saranno tante carrozzelle BMW in giro…
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Considerazioni
Pubblicato da vale1217 su Martedì, 13 Marzo 2007
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Antropologia dello shopping
Pubblicato da vale1217 su Lunedì, 12 Marzo 2007
Sono femminuccia. Mi piace fare shopping. Non dico che una è sempre la conseguenza dell’altra, ma spesso queste due caratteristiche coesistono in una stessa persona.
Non sono però del tutto ignorante. Colpa del mio professore di Filosofie orientali all’uni, è un antropologo, un fantastico oratore, seppur uno schifo d’uomo. Cmq è riuscito a inculcarmi un pò di curiosità, una forma mentis per cui questionare ogni cosa: ogni cosa è in quel preciso posto, in quel preciso momento per un motivo. Nel caso dello shopping è ovvio: un commesso ha appoggiato la crema sullo scaffale. Ma perchè proprio lì? Strategie di marketing sì, ma non solo. Ci sono tantissime leve che muovono la decisione per la disposizione degli scaffali. Ad esempio il supermercato ha troppe scorte del tale prodotto, per cui lo mette ad altezza occhi, l’utente lo vede e lo compra. Il venditore ha promesso regali (sembra assurdo, ma non è corruzione!) o particolari offerte (ogni 1000 che compri te ne regalo 100, oppure te li vendo scontati così tu – supermercato – hai più margine di guadagno) al supermercato se il prodotto fosse stato posizionato bene. O magari è un prodotto nuovo, il produttore sta facendo un botto di pubblicità e al supermercato conviene mostrare di averlo in stock perchè in questo modo il cliente finale penserà che è un negozio moderno, ha tutte le cose nuove, è ben rifornito, insomma un’immagine positiva.
Ma tutto questo è un giochino da markettari e “magazzinieri”. Poi entra in gioco la sociologia. L’ammorbidente deve essere in confezioni apribili e annusabili, altrimenti il cliente finale non esce soddisfatto dal negozio. Certo se ne ha bisogno lo compra anche se non lo può annusare, ma ricadrà sempre su una profumazione – marsiglia probabilmente – invece di sperimentare tutti gli altri bottiglioni colorati e si sentirà frustrato e non libero nella sua scelta. Io so che se devo acquistare qualcosa apro, annuso, tocco, prima di decidere. E fin qui c’è quello che sapevo da markettara curiosa. Per approfondire (e per un lavoro che mi interessa molto!) ho deciso di leggere Shopping mania di Paco Underhill. Già uno che si chiama Paco mi sta simpatico
Ho scoperto un pò di trivia interessanti:
- i maggiori acquirenti di biscotti per cani sono bambini e anziani (ed io, che stravizio i miei sacchettini di pelo!)
- la crema antirughe va messa ad altezza occhi (o cmq comoda) mentre quella contro l’acne può essere anche in basso, tanto gli adolescenti la trovano
- tendenzialmente il cliente ha bisogno di 3 metri di “decompressione” appena entra nel negozio. Di tutto ciò che c’è in quei tre metri il cliente non vede quasi nulla
- nel commercio al dettaglio è più facile vendere di più ai clienti abituali, piuttosto che acquisirne di nuovi
- le zone migliori dove mettere cartelli con testi più lunghi sono le scale mobili, il reparto calzature (aspetti lì che la commessa ti vada a prendere il numero quindi hai tempo di leggere), le sale d’attesa (da un concessionario ad esempio), dietro le teste dei cassieri o all’uscita dal bagno in un fast food, in aeroporto nella zona del ritiro bagagli, negli ascensori
- la gente rallenta il passo se vede una superficie riflettente e accelera se vede una banca O_o mah…
- generalmente entrati in un negozio sconosciuto le persone vanno verso destra (dipende però dalla guida: inglesi, indiani, australiani, ecc vanno verso sinistra)
- la gran parte delle persone sono destrimane per cui se volete disporre uno scaffale di biscotti la marca più conosciuta va al centro, mentre quella di cui si vogliono incrementare le vendite va subito alla sua destra
- “fattore toccatina”: se un cesto di cose che vi interessano è in una zona di grande passaggio, dopo che due o tre persone vi hanno sfiorato accidentalmente, lasciate perdere e andate via
- gli endcaps (quegli espositori/totem solitamente monomarca in fondo ai corridoi formati dagli scaffali) fanno aumentare le vendite sia dei prodotti in esso esposti che quelle dei prodotti allineati alla fine del corridoio
- quasi tutti comprano il latte ogni volta che vanno a fare la spesa. Morandi docet. Per questo il latte è sempre in fondissimo o cmq in un posto scomodo nel quale altrimenti non passeresti
- i bisogni dell’essere umano nell’ordine: aria, acqua, cibo, riparo dalle intemperie…e una comoda sedia! Sedersi va prima del denaro e anche prima dell’amore
- il 65% dei clienti maschi che provano un capo d’abbigliamento poi lo acquistano, per le donne è solo il 25% (mi piacerebbe sapere però quante sono le donne che provano qualcosa rispetto alle donne entrate e quanti gli uomini)
Insomma in ogni nostra -utente/cliente- piccola azione veniamo studiati da un pool di esperti. Non sono del tutto preoccupata dalla cosa, forse perchè per deformazione professionale (ma posso ancora usare questo termine se sono disoccupata?) mi sento sia al di qua che al di là della barricata. Continuerò ad andare in grandi magazzini, supermercati, a Disneyland dove tutto è in 5/8 rispetto alla realtà, nei fast food uguali in tutto il mondo e per questo rassicuranti, mi lascerò “giostrare” dagli stratagemmi ideati da questi esperti per spingere il mio comportamento in un modo o nell’altro. Non mi opporrò, mi basta sapere che lo stanno facendo e come. E se non mi piace come lo fanno…beh non gioco più!
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Home. Sick.
Pubblicato da vale1217 su Lunedì, 5 Febbraio 2007
Malaticcia… niente di grave, robette di stagione, ma ogni volta mi dimentico di quanto possa essere insopportabile il raffreddore. Checcavolo un raffreddore! non posso mica farmi atterrare così da una maluccio del genere! E invece sono due notti che non dormo e ho quasi finito la “stecca” di fazzoletti comprata sabato al GS. E no, non erano quelli col “balsamo” perchè li avevano finiti, quindi ho il naso rosso. E gli occhi semichiusi, la voce roca, tossisco e starnutisco, mi lagno, ma sopratutto ho la copertina sulle gambe… insomma sono io a 70 anni. In questo momento mi è arrivato un pacco di libri da ibs
sono felice! Magari per qualche minuto smetterò di lagnarmi
Oh quanti libri nuovi! C’è pure un buono sconto per il prossimo ordine! Quanto mi piace essere una cliente fidelizzata! Aspetto solo che facciano la raccolta punti come l’esselunga e poi vado a lavorare per loro! Mettono anche quelle bubbles di plastica per evitare che i libri sbatacchino in giro per la scatola… sono troppo precisi! Stravincono su BOL. Un pochino mi spiace, l’altro giorno ho parlato con Isabella del servizio clienti BOL che era stata tanto carina e gentile. Non mi ero accorta che il mio unico ordine con loro me lo avrebbero mandato in due tranches perchè un libro aveva tempi di attesa più lunghi. E uno era ormai fuori catalogo. Quindi dei 5 libri ordinati ne sono arrivati 3+1: 3 sporchicci, l’altro perfetto. Però ci han messo un mese, senza sconti, senza bubbles.
Almeno non mi hanno addebitato le spese di spedizione per il secondo pacco. La cosa buffa però è che il pacco non è arrivato a me, cioè l’indirizzo era giusto, la mail era quella, ma il nome era quello di papà O_o Papà che non è mai stato cliente BOL e che ha usato il mio computer solo una volta appena uscito dalla scatola e poi non si è più avvicinato (lui è un PiCciaro, io una Macchista) escludendo la possibilità di cookies o compilazioni automatiche… insomma non so da dove lo abbiano tirato fuori, ma hanno un problemino al db. Che per loro potrebbe essere un casino, ma per me non è nulla di grave. Mi sento solo un pochino controllata, un pò 1984… ma non importa. Sono della scuola di pensiero dei “non-ho-niente-da-nascondere-per-cui-se-volete-anche-il-mio-dna-fate-pure”. Ricordo la gran polemica di qualche anno fa per le impronte digitali da lasciare in aeroporto ad ogni entrata negli USA. Per caso propiro quell’estate avevamo organizzato un road trip sulla west coast. Papo e mia sorella hanno lasciato i loro ditini, io niente. Non me li hanno chiesti… si sono fidati del faccino… essì che il musetto d’angelo è quello della sisterina… va beh, avrò trovato il doganiere bambocciolo un pò distratto ![]()
In questi giorni sto guardando un sacco di telefilm. Ne seguo veramente tantissimi, dai più famosi, a quelli semisconosciuti. Persino What about Brian che nella prima serie aveva tra i protagonisti Raul Bova! Il mio preferito degli ultimi anni resta però How I met your mother: “Legendary!” Spero davvero lo trasmettano anche qui prima o poi. C’è bisogno di un Barney e delle sue esilaranti tecniche da rimorchio! Ma soprattutto io ho bisogno di gente con cui condividere le battute del telefilm
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