Sono femminuccia. Mi piace fare shopping. Non dico che una è sempre la conseguenza dell’altra, ma spesso queste due caratteristiche coesistono in una stessa persona.
Non sono però del tutto ignorante. Colpa del mio professore di Filosofie orientali all’uni, è un antropologo, un fantastico oratore, seppur uno schifo d’uomo. Cmq è riuscito a inculcarmi un pò di curiosità, una forma mentis per cui questionare ogni cosa: ogni cosa è in quel preciso posto, in quel preciso momento per un motivo. Nel caso dello shopping è ovvio: un commesso ha appoggiato la crema sullo scaffale. Ma perchè proprio lì? Strategie di marketing sì, ma non solo. Ci sono tantissime leve che muovono la decisione per la disposizione degli scaffali. Ad esempio il supermercato ha troppe scorte del tale prodotto, per cui lo mette ad altezza occhi, l’utente lo vede e lo compra. Il venditore ha promesso regali (sembra assurdo, ma non è corruzione!) o particolari offerte (ogni 1000 che compri te ne regalo 100, oppure te li vendo scontati così tu – supermercato – hai più margine di guadagno) al supermercato se il prodotto fosse stato posizionato bene. O magari è un prodotto nuovo, il produttore sta facendo un botto di pubblicità e al supermercato conviene mostrare di averlo in stock perchè in questo modo il cliente finale penserà che è un negozio moderno, ha tutte le cose nuove, è ben rifornito, insomma un’immagine positiva.
Ma tutto questo è un giochino da markettari e “magazzinieri”. Poi entra in gioco la sociologia. L’ammorbidente deve essere in confezioni apribili e annusabili, altrimenti il cliente finale non esce soddisfatto dal negozio. Certo se ne ha bisogno lo compra anche se non lo può annusare, ma ricadrà sempre su una profumazione – marsiglia probabilmente – invece di sperimentare tutti gli altri bottiglioni colorati e si sentirà frustrato e non libero nella sua scelta. Io so che se devo acquistare qualcosa apro, annuso, tocco, prima di decidere. E fin qui c’è quello che sapevo da markettara curiosa. Per approfondire (e per un lavoro che mi interessa molto!) ho deciso di leggere Shopping mania di Paco Underhill. Già uno che si chiama Paco mi sta simpatico
Ho scoperto un pò di trivia interessanti:
- i maggiori acquirenti di biscotti per cani sono bambini e anziani (ed io, che stravizio i miei sacchettini di pelo!)
- la crema antirughe va messa ad altezza occhi (o cmq comoda) mentre quella contro l’acne può essere anche in basso, tanto gli adolescenti la trovano
- tendenzialmente il cliente ha bisogno di 3 metri di “decompressione” appena entra nel negozio. Di tutto ciò che c’è in quei tre metri il cliente non vede quasi nulla
- nel commercio al dettaglio è più facile vendere di più ai clienti abituali, piuttosto che acquisirne di nuovi
- le zone migliori dove mettere cartelli con testi più lunghi sono le scale mobili, il reparto calzature (aspetti lì che la commessa ti vada a prendere il numero quindi hai tempo di leggere), le sale d’attesa (da un concessionario ad esempio), dietro le teste dei cassieri o all’uscita dal bagno in un fast food, in aeroporto nella zona del ritiro bagagli, negli ascensori
- la gente rallenta il passo se vede una superficie riflettente e accelera se vede una banca O_o mah…
- generalmente entrati in un negozio sconosciuto le persone vanno verso destra (dipende però dalla guida: inglesi, indiani, australiani, ecc vanno verso sinistra)
- la gran parte delle persone sono destrimane per cui se volete disporre uno scaffale di biscotti la marca più conosciuta va al centro, mentre quella di cui si vogliono incrementare le vendite va subito alla sua destra
- “fattore toccatina”: se un cesto di cose che vi interessano è in una zona di grande passaggio, dopo che due o tre persone vi hanno sfiorato accidentalmente, lasciate perdere e andate via
- gli endcaps (quegli espositori/totem solitamente monomarca in fondo ai corridoi formati dagli scaffali) fanno aumentare le vendite sia dei prodotti in esso esposti che quelle dei prodotti allineati alla fine del corridoio
- quasi tutti comprano il latte ogni volta che vanno a fare la spesa. Morandi docet. Per questo il latte è sempre in fondissimo o cmq in un posto scomodo nel quale altrimenti non passeresti
- i bisogni dell’essere umano nell’ordine: aria, acqua, cibo, riparo dalle intemperie…e una comoda sedia! Sedersi va prima del denaro e anche prima dell’amore
- il 65% dei clienti maschi che provano un capo d’abbigliamento poi lo acquistano, per le donne è solo il 25% (mi piacerebbe sapere però quante sono le donne che provano qualcosa rispetto alle donne entrate e quanti gli uomini)
Insomma in ogni nostra -utente/cliente- piccola azione veniamo studiati da un pool di esperti. Non sono del tutto preoccupata dalla cosa, forse perchè per deformazione professionale (ma posso ancora usare questo termine se sono disoccupata?) mi sento sia al di qua che al di là della barricata. Continuerò ad andare in grandi magazzini, supermercati, a Disneyland dove tutto è in 5/8 rispetto alla realtà, nei fast food uguali in tutto il mondo e per questo rassicuranti, mi lascerò “giostrare” dagli stratagemmi ideati da questi esperti per spingere il mio comportamento in un modo o nell’altro. Non mi opporrò, mi basta sapere che lo stanno facendo e come. E se non mi piace come lo fanno…beh non gioco più!
Archivio per 12 Marzo 2007
Antropologia dello shopping
Pubblicato da vale1217 su Lunedì, 12 Marzo 2007
Pubblicato su Books, Shopping | 1 Commento »


